Dopo la scomparsa degli ultimi Neanderthal ed Erectus, l’Uomo, tale ormai possiamo definirlo, avvia la sua civilizzazione con progressione esponenziale.

Dai vicini con cui ha coabitato per oltre 20.000 anni in Europa ed in Asia ha assorbito tutta la cultura materiale che questi erano riusciti a costruirsi ma, dotato di una grande capacità di elaborazione simbolica, di inventiva, di acuta capacità di osservazione, di un linguaggio articolato via via più preciso che gli consente l’intercambio di esperienze coi membri del suo gruppo o di tutti i gruppi con cui può venire in contatto riesce in breve tempo a migliore tutte le sue tecnologie.

E con la dilatazione della sua esperienza crescono in parallelo intelligenza e potenzialità intellettuale.

L’invenzione delle armi a getto, lancia, arco, fionda, qualche forma primitiva di boomerang, e poi fiocina ed arpione gli consentono di cacciare più facilmente prede veloci e grandi animali senza rischiare un pericoloso incontro ravvicinato e di intensificare la pratica della pesca che i sapiens arcaici praticavano raramente.

Migliora la qualità degli strumenti e si creano strumenti che servono a costruirne altri che dimostrano nei loro costruttori un’elevata capacità di progettazione, nascono il bulino ed il trapano derivato dall’arco.

Impara ad intrecciare fibre vegetali o peli di animali per realizzare corde, funi o fili che più tardi gli consentiranno di realizzare i primi tessuti.

Tra i progressi tecnici va segnalata anche l’invenzione della tecnica dell’incastro che consente di inserire affilate schegge di selce sulla punta delle frecce e delle lance o di munire di manico asce e pugnali o coltelli.

Elabora tecniche, che ancora non riusciamo a comprendere, che gli consentono di spostare e sollevare massi enormi che metterebbero in serie difficoltà la nostra moderna tecnologia.

Impara a costruirsi ripari dapprima come semplici capanne poi come dimore più organizzate costruite con materiali più duraturi che offrono un  riparo maggiore e più sicuro. Acquista la capacità di conservare le derrate alimentari in modo da garantirsi il cibo anche nei periodi in cui è più difficile trovarlo disponibile per cicli stagionali non propizi o perché le sue prede migrano periodicamente.

Alcune statuette rivelano che questi popoli portavano indumenti di pelle cuciti, con maniche e pantaloni, che accrescevano notevolmente l’efficienza dei cacciatori durante i rigidi inverni dell’ultima glaciazione.

L’acquisizione del controllo completo del fuoco, che può ora essere acceso in qualunque momento, consente di difendersi dal freddo e dalle belve, di illuminare gli ambienti in cui si vive e gradualmente l’uomo impara a cuocere i cibi migliorando la sua dieta.

Accanto al fuoco si intensificano i rapporti sociali, si migliora il linguaggio, vengono scambiate le esperienze, si incrementa la cultura e la si trasmette alle nuove generazioni.

Osservando gli effetti prodotti dal fuoco scopre il modo di produrre suppellettili ed oggetti in terracotta e più tardi in ceramica. Accendendo il fuoco in spazi angusti si avvede che se ne intensifica la forza ed inventa il forno; dopo molti millenni di tentativi e di perfezionamenti il forno gli consentirà anche di scoprire e lavorare i metalli.

Alcuni ritrovamenti fanno pensare che già molto presto sia iniziata ad opera delle donne una primitiva forma di allevamento alloggiando delle caprette negli abituri per disporre di latte, carne quando la caccia non riesce a procacciarla, di pelli.

La primitiva religione dai marcati contenuti magici originata dai primissimi pensieri astratti che, mancando di esperienza, cercano di connettere cause ed effetti non congruenti (gli studi di Jean Paget sulla formazione della mentalità infantile consentono di comprenderne il processo) si attesta e si rafforza divenendo pensiero dominante nei rapporti sociali.

Nasce una classe dirigente, non sappiamo se originata dalla religione o nata autonomamente, ma dalla religione i capi traggono l’autorevolezza ed il carisma necessari per l’ordinamento della società usando la facoltà di fornire motivazioni trascendenti per i progetti più ambiziosi, altrimenti inspiegabili, che richiedono fatiche e rischi immani.

Nascono in sottordine delle classi sociali tanto per le esigenze della ripartizione dei compiti quanto per la necessità di specializzazione nelle varie attività umane.

La progressione della civiltà dopo la scomparsa dei Neanderthal e dei tardi sapiens arcaici impiega circa 20.000 anni per realizzare e perfezionare gli strumenti e gli ordinamenti descritti; è un periodo di tempo che secondo il nostro metro di misura appare molto lungo ma che in rapporto ai tempi richiesti dai processi evolutivi o, ancora, rispetto ai tempi cosmici è poco più di un battito di ciglia.

Circa 10.000 anni fa avviene quella che è stata definita la prima grande rivoluzione industriale: lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento.

Per l’allevamento abbiamo visto che vi sono tracce che ne fanno sospettare l’inizio anche più in la nel tempo. Anche l’agricoltura è probabile che abbia avuto una gestazione abbastanza lunga, nata dall’osservazione casuale della germinazione di grani selvatici messi da parte come scorte o di semi che caduti sul terreno avevano fatto nascere nuove piantine.

Nel Medio Oriente, tra l’Asia minore e l’Iraq attuale sono stato trovati utensili agricoli in pietra, zappe e falcetti, associati a chicchi fossili di orzo e frumento datati a circa 10.000 anni fa che testimoniano che in quell’epoca erano già diffuse le pratiche agricole, ma non possiamo sapere quanto tempo sia occorso per avviare queste pratiche.

Sull’origine dell’agricoltura e sulla sua diffusione esistono varie ipotesi. Alcuni la considerano nata nella regione mediorientale e da questa diffusasi in Europa, Asia ed Africa nel corso dei due o tremila anni successivi mentre altri pensano abbia avuto una origine multiregionale. Non è dato sapere quale delle ipotesi sia la più attendibile.

Con l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento si rafforza la tendenza stanziale dell’uomo che ha risolto i problemi più impellenti dell’approvvigionamento del cibo, si formano villaggi e città e tutta la società viene riplasmata dalla nascente urbanizzazione.

L’attività lavorativa si riduce essendo aumentata la produttività e si dispone di più tempo per i rapporti sociali, per le attività artistiche, per la ricerca e la creazione di sempre nuovi strumenti per migliorare le condizioni di vita; si sta entrando nell’era del Neolitico o della pietra levigata. La migliore e regolare alimentazione produce di riflesso un significativo aumento demografico che contribuisce all’espansione delle aree colonizzate.

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